Etichetta: FOLKCLUB ETHNOSUONI - Distribuzione: IRD
2006

Ad ottobre 2006 è uscito “Mò Siente”, il nostro nuovo (terzo) lavoro discografico. Il titolo del disco è nato quasi per scherzo in occasione dei viaggi del gruppo quando, trovandosi in zone prive di copertura telefonica, immaginavamo l’apprensione delle nostre compagne alle quali, al ritorno, avremmo dovuto dare spiegazioni di questi continui “black-out telefonici”.Queste “atmosfere” sono state riassunte proprio dall’espressione “Mò Siente” – che più o meno letteralmente significa “ora vedi cosa succede al ritorno a casa!”.

Ma oltre a questa matrice, diciamo leggera, il titolo rappresenta anche un chiaro invito all’ascolto.

A nostro avviso questo lavoro si può collocare a pieno titolo nella sfera del neofolk Mo' siente!d’autore rivolgendo un occhio alla memoria e l’altro alla canzone d’autore, grazie soprattutto ad una scrittura che alterna intimismo a denuncia sociale, nostalgia a coscienza civile. Tra i diversi brani dell’album ci piace mettere in evidenza “Uocchie”,vincitore dell’edizione del 2005 del premio “Voci per la libertà, Una canzone per Amnesty”,che, ispirandosi agli occhi degli immigrati stipati nelle “carrette del mare”, traduce, con le parole in dialetto beneventano di Gianni Principe ed in arabo del grande interprete palestinese Faisal Taher (gia’ con Kunsertu,Dounia,MoniOvadia), tutto il carico emotivo di sogni e speranze di uomini in cerca di una dignità sottratta. Dello stesso brano è presente nel cd anche il video girato nella suggestiva location di Apice Vecchia, in provincia di Benevento.

Le composizioni, tutte scritte dalla band ad esclusione di “Un futuro a sud” e “Tarantella d’a fatica/N’ata botta”, esprimono in maniera chiara ed inequivocabile la strada che,secondo noi,il nuovo folk italiano dovrebbe seguire declinando una propria versione della canzone popolare, autentica per ispirazione e composizione, in cui può anche accadere di ascoltare una sinuosa chitarra elettrica flirtare,in maniera naturale, con l’antico “Canto Beneventano”, antenato del canto gregoriano.

Un disco, prodotto anch’esso come il precedente “Scapulà” dall’etichetta piemontese Folkclub Ethnosuoni, che è nato sia attraverso un’attenta lettura del Sannio, terra che rappresenta con grande dignità l’altra Campania (quella che non “sente” il mare…), sia attraverso una profonda ricerca interiore fatta di ricordi ed emozioni. Insomma un lavoro che esprime con forza il grande orgoglio sannita!